Quale formato scegliere?

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Una delle problematiche più comuni quando ci si avvicina per la prima volta al formato RSS è quella di comprendere, ma soprattutto decidere, quale sia il formato giusto da adottare.

Nella maggior parte dei casi la confusione è tale che si finisce per scegliere un formato a caso senza prima accertarsi che sia realmente quello che fa per noi.
Nel caso si utilizzi un programma per la gestione dei contenuti già sviluppato, altrettanto comune è l'abitudine di limitarsi a subire passivamente la scelta implementata nella piattaforma.

Quest'ultima è senz'altro una soluzione comoda ma valida fin tanto che non dovremo apportare qualche personalizzazione al nostro feed. Solo in quel momento ci accorgeremo che forse sarebbe stato meglio, fin dall'inizio, adottare un formato differente.

In questo articolo analizzeremo i formati RSS più diffusi per imparare a scegliere quello più opportuno per le nostre esigenze.
Un piccolo spazio sarà dedicato anche alle specifiche deprecate o sconsigliate, per comprendere perché non è utile adottarle e, soprattutto, quale formato scegliere come alternativa.

RSS 0.9

E' stata la prima versione che ha potuto fregiarsi di questo acronimo. Basata su una struttura RDF, è un formato deprecato e completamente in disuso.

I pochi feed in RSS 0.9 sono certamente reperti archeologici e si spera che nessun sito offra ancora feed attraverso questa sintassi.
Siccome l'RSS 0.9 è stato il precursore di tutti i formati successivi, qualsiasi versione alternativa tra 0.9x, 1.0 e 2.0 è valida. Tuttavia, se si desidera sfruttare le potenzialità offerte dalla struttura RDF la scelta è una sola: RSS 1.0, l'unico formato ad averne mantenuto le caratteristiche nel core della sintassi.

RSS 0.91

Queste specifiche rappresentano una delle prime svolte nell'evoluzione del formato RSS. Rilasciate da Dave Winer, abbandonano completamente il concetto di RDF per offrire una struttura semplificata.

Per mesi (se non forse anni) hanno rappresentato il formato più diffuso e tutt'ora è una delle specifiche tra le più comuni. Solo recentemente i programmatori di piattaforme per il web publishing hanno deciso di optare verso soluzioni meno datate e non c'è dunque da stupirsi se il blog su cui scrivete i vostri pensieri o il CMS alla base del vostro portale ancora producano un RSS 0.91.

Eccoci dunque ad una delle prime domande fondamentali... quando adottare queste specifiche?
L'RSS 0.91 è un formato sufficientemente potente ed elastico da rappresentare una valida scelta per chi non ha troppe pretese.
Se il vostro obiettivo è semplicemente pubblicare le news dal vostro portale o avvicinarvi all'RSS, allora questo formato è probabilmente quello che fa per voi.

Se siete un semplice blogger allora l'RSS 0.91, nonostante non sia proprio così giovincello, può ancora darvi qualche soddisfazione. Se invece il blog è per voi uno strumento multimediale dove scatenarvi alla ricerca di nuove idee, allora è meglio valutare qualche soluzione alternativa come la 2.0 che vedremo fra poco.

L'RSS 0.91 condivide con la 0.92 e la 2.0 il cuore della sintassi e non avrete particolari problemi se un giorno deciderete di "aggiornare il formato".

RSS 0.92

L'RSS 0.92 è l'evoluzione della 0.91 e precede, almeno come struttura, la 2.0. E' visivamente una fase di transizione tra i due formati, tanto da rappresentare una scelta poco opportuna.

Le specifiche 0.92 sono deprecate ma il numero di feed presente in rete è tale da meritare ancora qualche riga di commento.
Come anticipato il precedenza, la scelta di questo formato non è tra le più opportune poiché è possibile, con uno sforzo minimo se non nullo, adottare il più completo RSS 2.0.
Di certo non è conveniente l'alternativa 0.91 poiché sarebbe come camminare all'indietro, considerando che un RSS 0.91 valido è (e dovrebbe) essere anche un valido RSS 0.92.

Non vale la pena analizzare i possibili destinatari di queste specifiche poiché è consigliato non adottarle.

RSS 1.0

Le specifiche 1.0 rappresentano il primo vero e proprio standard sia come diffusione sia come maturità della struttura. L'unico concorrente in grado di fronteggiarlo (e secondo recenti studi sconfiggerlo) è l'RSS 2.0.

Il core di questo formato è costituito dalla complessa struttura RDF che, se da un lato risulta poco intuitiva, dall'altro offre un'elevata possibilità di espansione.
La modularità è la caratteristica fondamentale dell'RSS 1.0 che rappresenta una scelta obbligata per tutti quelli che desiderano una marcia in più.

La varietà di moduli disponibili, oltre ai 3 attualmente riconosciuti come standard, permette di espandere il proprio feed per trasformarlo in un file adatto non solo allo scambio di news.

Per i programmatori che desiderano sfruttare l'RSS come formato di scambio ma non vogliono/possono rinunciare ad una struttura proprietaria questo formato è la scelta quasi obbligata.
Attraverso l'uso dei namespace è possibile creare un modulo adatto ai propri scopi, fonderlo nel feed e modellare il prodotto finale a seconda dell'obiettivo da raggiungere.

L'RSS 1.0 è una valida scelta anche per creare liste di elementi come file audio, video o mp3. Attenzione, non parliamo di podcasting bensì di una stesura di un vero e proprio elenco.
Attraverso ai moduli mod_audio e il mod_streaminig possiamo anche sfruttare il formato per salvare e condividere playlist musicali.

Le specifiche 1.0 garantiscono un file potente e, soprattutto, altamente personalizzabile ma è probabile che, nella maggior parte dei casi, tutto questo sia anche eccessivo.
Blogging, podcasting o streaming sono situazioni ampiamente coperte dal formato 2.0 e potrebbe essere opportuno ricorrere all'1.0 nei casi in cui la vostra piattaforma offra dati e contenuti con esigenze specifiche da valutare caso a caso. Uno degli esempi più comuni sono gli shopping online.

RSS 2.0

Secondo il risultato di diverse ricerche (non solo sui motori), il 2.0 è attualmente il formato RSS più diffuso. La semplicità, unita all'elasticità della sintassi, ha certamente contribuito al raggiungimento di questo importante obiettivo. Sebbene la versione modulare per eccellenza sia la 1.0, la 2.0 non impedisce di certo l'uso dei namespace ed è quindi possibile, se necessario, adattare il feed alle proprie particolari esigenze.

E così è stato fatto. L'RSS 2.0 è il formato per eccellenza per il podcasting. L'introduzione del tag enclosure prima e la creazione di un modulo personalizzato da parte di iTunes dopo, hanno decretato la netta vittoria di queste specifiche per chi desidera pubblicare contenuti multimediali.
Nonostante sia stata Apple ad aver dato la svolta finale, è necessario sottolineare che mesi prima Yahoo aveva creato un proprio modulo chiamato MediaRSS. Di fatto, già allora, il noto motore di ricerca aveva espresso la sua preferenza e condizionato parte del mercato.

L'RSS 2.0 è, in ogni caso, il formato adatto a (quasi) ogni esigenza.
Potremmo facilmente concludere l'articolo dicendo che chi tutti coloro che non necessitano delle caratteristiche dell'RSS 1.0 possono tranquillamente adottare il suo complementare concorrente.

L'RSS 2.0 è la naturale evoluzione dei formati 0.91 e 0.92 che, di conseguenza, risultano anche validi 2.0.
Questo garantisce la possibilità di aggiornare il proprio feed con il minimo sforzo.

Se il vostro obiettivo è sfruttare al meglio la vostra piattaforma di blogging, ridistribuire news dal vostro sito, pubblicare articoli o la registrazione dei vostri pensieri, allora questo è certamente il formato che fa per voi con l'unico (equo) prezzo, rispetto alle specifiche 0.9x, di doversi leggere 7 pagine in più di documentazione per aggiornarsi sulle principali differenze.

Altri formati

Sebbene ad inizio articolo le premesse erano di trattare la maggior parte dei formati RSS utilizzati/utilizzabili, alcune specifiche non sono state volutamente incluse.

Si tratta di scelte infelici o versioni del tutto prive di utilità che sono state dimenticate nel tempo. In un certo senso, questo è un bene poiché 4 formati correnti sono già più che sufficienti a creare confusione. Non era certo il caso di risvegliare i ricordi di RSS malriusciti solo per il desiderio di dire che ci sono anche loro.